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Le opere in deposito non esposte

Le opere in deposito non esposte

Tra i gioielli non esposti al pubblico vi è uno dei pezzi più belli presenti nel Tesoro. Si tratta di un ramo di corallo che un tempo, probabilmente, pendeva dal collo del Bambino, in maniera assai simile ad un esemplare che compare nella Pala della Vittoria di Andrea Mantegna, del 1496, conservata a Parigi, al Louvre oppure nella Madonna di Senigallia, dipinta intorno al 1478 da Piero della Francesca e oggi presso Galleria Nazionale delle Marche di Urbino, solo per citare due esempi notissimi.

Il corallo sarebbe nato, secondo un mito greco, dalle gocce di sangue cadute nel mare dalla testa della Gorgonie Medusa tagliata dall’eroe Perseo, come narrato da Ovidio nelle sue Metamorfosi, e fu solo nel 1725 che Jean-André Peyssonnel, medico e naturalista francese, espose la teoria che i “fiori” di corallo fossero invece animali simili alle attinie, ma bisognerà attendere oltre la metà del secolo successivo perché la scoperta fosse universalmente riconosciuta.

Il simbolismo del corallo è legato tanto al suo colore quanto al fatto che esso presenta la rara particolarità di far coincidere, nella sua natura i tre regni, animale, vegetale e minerale. E’ per questa ragione che nell’iconografia religiosa viene posto al collo del Bambino, ad indicare la sua sovranità sui tre mondi dell’universo naturale.

Neppure va sottovalutato il suo con valore apotropaico. Il corallo è considerato infatti un talismano straordinario che preserva dal malocchio e di tenere lontani i fulmini,  come pure si ritenne fosse un potente farmaco in grado di  fermasse le emorragie agendo come un coagulante, o di favorire il deflusso degli umori maligni.