Banca Popolare dell'Emilia Romagna

Menu

Il Tesoro della Madonna del Ponte

Il Tesoro della Madonna del Ponte

Il Tesoro della Madonna del Ponte, esposto nella seconda sala del Museo Diocesano è un patrimonio di grandissimo valore, oltre che economico, anche e soprattutto culturale.

Trasferito, per ovvie ragioni di sicurezza, presso il caveau di una banca dopo il sisma che negli anni ’80 danneggiò le strutture della Cattedrale al punto da decretarne la chiusura per oltre un decennio, questo favoloso complesso di oggetti preziosi ha potuto nuovamente tornare alla ammirazione della collettività grazie all’impegno profuso dall’Arcidiocesi di Lanciano – Ortona e dal vescovo di allora Mons. Enzio d’Antonio e riprendere la funzione per la quale è andato costituendosi nel corso dei secoli: testimoniare la venerazione costante dei lancianesi per la loro Patrona.

Il nucleo di gioielli più antichi è costituito da splendidi pezzi dei sec. XVII e XVIII mentre tra quelli dei secoli successivi è rimarchevole la presenza di un nucleo assai interessante di ornamenti preziosi riferibili alla tradizione abruzzese.

Il più antico gioiello presente attualmente nella collezione è costituito da un pendaglio che reca la data 1601 in argento dorato con un grande cristallo di rocca affiancato da 4 rubini montati “a notte”. Il pendente doveva essere completato da alcune perle. Può essere inserito sulla scia di una tipologia molto diffusa nel secolo immediatamente precedente alla data che vi è segnata e potrebbe, altresì, essere identificato con un elemento della catena che risulta essere stata donata alla Madonna del Ponte dalla Marchesa d’Ugni.

Si tratta una tipologia assai diffusa di cui troviamo moltissimi testimonianze sia in opere d’arte presenti al Museo, come la Sant’Apollonia di Francesco Maria Renzetti (1711 – doc. 1751) la quale presenta due elementi molto simili posti ad ornamento del petto e del capo, sia in dipinti assai più noti della storia dell’arte italiana.

Ben più corposo è il numero dei gioielli databili al XVIII secolo, tra i quali spiccano diversi “ornamenti da corsetto” assai vari per dimensioni e foggia, come ad esempio i tre pregevoli esemplari ornati di rubini montati su un leggero intreccio di arabeschi. Si tratta di un gioiello tipicamente settecentesco destinato a fermare i lacci del corsetto sul petto. Il pendente è costituito in genere da un grande fiocco o farfalla che sostiene un pendente a goccia al quale è sospeso un terzo elemento cruciforme.

Un altro bellissimo esemplare, ancor più raffinato,di questa tipologia è conservato nel tesoro di Santa Maria Maggiore, mentre esemplari molti simili li troviamo anche a Londra nella collezione del Victoria and Albert Museum, come ad esempio il lungo pendente in smeraldi composto di ben quindici elementi di fattura tedesca.

Il vistoso fermaglio da corsetto di smeraldi, è invece il risultato dell’assemblaggio di due orecchini detti comunemente, "girandole", costituiti da un elemento centrale con tre pendenti a goccia, cui furono aggiunti ulteriori elementi a comporre un insieme straordinario.

Questo tipo di orecchino, ispirato al candelabro a più bracci ornato di cristalli assai diffuso nel Sei e Settecento, ha rappresentato uno dei grandi classici della gioielleria, molto richiesto dalle dame, per le loro grandi dimensioni e probabilmente fu proprio l’eccessivo peso dei due orecchini a girandola che rese preferibile la loro trasformazione e portò alla nascita di uno dei pezzi più belli del Tesoro.