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Nona sala

Nona sala

Paramenti sacri

Nella nona sala sono esposti alcuni dei numerosi paramenti sacri appartenuti a Mons. Francesco Maria De Luca e gli anelli dei presuli lancianesi che, per tradizione vengono lasciati al tesoro della Madonna del Ponte.

Sono presenti anche due opere settecentesche dell’ebanista Modesto Salvini, un tabernacolo ed un busto di San Pasquale Baylón, e un dipinto raffigurante San Giuseppe col Bambino, del pittore Giacinto Diano risalente al 1790 circa e proveniente dalla famiglia Stella Maranca Antinori. La sala espone anche le opere appena restaurate o in attesa di restauro.

9.1 Ambito napoletano, paramenti sacri, ante 1839, raso rosso ricamato in seta e oro. Provenienti dalla Cattedrale di Lanciano.

Francesco Maria De Luca, francescano di origine napoletana, fu Arcivescovo di Lanciano tra il 1818 e il 1839, lasciò alla chiesa frentana un ricco patrimonio di paramenti sacri composto di piviali, pianete, mitre, dalmatiche e stole solo in parte esposti, per le diverse ricorrenze liturgiche.

Esse risaltano, oltre che per la varietà dei colori dettata dalle diverse esigenze liturgiche nel corso dell’anno anche per la ricchezza e la raffinatezza dei tessuti e dei ricami oltre che per l’eccezionale stato di conservazione.


 

 


9.2 Ambito romano, pastorale, 1940, argento in lamina e a fusione, inciso e cesellato. Donazione eredi Carinci.

Il pastorale venne realizzato nel 1940 per Monsignor Alberto Carinci nato a Lanciano il 27 marzo 1899. Compiuti gli studi nel seminario di Chieti venne ordinato sacerdote nel 1922.

Il 25 marzo 1940 fu nominato vescovo della diocesi di Isernia-Venafro e nell’ottobre del 1943, divenne prima amministratore apostolico della diocesi di Bojano-Campobasso acquistandone la piena autorità nel 1948.

Si spense nel 1983 e venne tumulato sotto l’altare maggiore del Santuario dell’Addolorata di Castelpetroso per la cui edificazione si adoperò con impegno.


 

 


9.3 Ambito meridionale, busto di Sant’Apollonia, sec. XVII, legno scolpito, dipinto e dorato. Proveniente dalla chiesa di Sant’Agostino di Lanciano.

Il busto era in origine destinato a contenere una reliquia della Santa di Alessandria la cui venerazione era diffusissima poiché invocata contro un male molto comune, il mal di denti. Per questa ragione era  spesso raffigurata con una tenaglia in mano nell’atto di stringere un dente.

La tradizione, riportata dal racconto di Eusebio di Cesarea, ha tramandato che al momento del martirio le furono cavati i denti e per questa ragione venne considerata patrona dei dentisti. La sua festa ricorre il 9 febbraio.

Si racconta anche che quando Papa Pio VI, fece raccogliere in tutta Italia i presunti denti di Santa Apollonia esposti alla pubblica devozione,essi riempirono uno scrigno di tre chili, tanto era diffusa la venerazione per questa santa.


 

 


9.4 Ambito meridionale, busto di Santa Cordula, sec. XVII, legno scolpito, dipinto e dorato. Proveniente dalla chiesa di Sant’Agostino di Lanciano.

Santa Cordula era invocata tra le sante patrone della nostra Città, come riportato nei Capitoli antichi della Città di Lanciano del 1592, conservati presso l’Archivio Storico Comunale di Lanciano. La sua  figura è stata oggetto di sentita a profonda venerazione nel corso dei secoli passati, fu una compagna di Sant’Orsola della quale segue le vicende della vita e il racconto leggendario del martirio.

La leggenda di Sant'Orsola e delle undicimila vergini che perirono con lei ebbe una straordinaria fortuna nel Medioevo ed ispirò numerose composizioni letterarie e opere d'arte, fra le quali, famosissime quella dei Memling a Colonia ed il ciclo pittorico di Vittore Carpaccio, conservato nella Galleria dell’Accademia di Venezia.

Nel 1106, nell’ampliare la città di Colonia, venne ritrovato, nelle vicinanze della chiesa di Sant’Orsola, un cimitero e le ossa che vi furono rinvenute furono ritenute quelle delle martiri vergini. Il ritrovamento delle supposte reliquie di Sant’Orsola e compagne, tra le quali appunto Santa Cordula, diede luogo a diverse traslazioni in tante Nazioni europee, come Germania, Italia, Spagna, Francia, Danimarca, Polonia e altre, dove il culto si diffuse rapidamente tant’è che nel XVII secolo dodici chiese asserivano di possedere il corpo o la testa di Santa Cordula fino ad arrivare a pensare che tra le undicimila ve ne fossero diverse con lo stesso nome.

9.6 Modesto Salvini, tabernacolo, sec XVIII, legno scolpito e dipinto. Proveniente dalla chiesa di San Francesco di Lanciano.

Modesto Salvini nacque ad Orsogna nel 1741 da Giovan Angelo e da Anna Maria Montanaro. Ebanista di grande qualità fu autore di numerose opere conservate in diverse chiese abruzzesi. Tra di esse spiccano certamente l'organo e il pergamo realizzati tra il 1769 e il 1774 per la chiesa di San Francesco di Lanciano dalla quale proviene anche questo tabernacolo collocato probabilmente, in origine, sull’altare maggiore da dove è stato rimosso in occasione della costruzione dell’altare delle Sante Reliquie, nel 1902.


 

 


9.7 Giacinto Diano (1731 – 1804), San Giuseppe con Gesù Bambino, 1790, olio su tela. Proveniente da palazzo Stella Maranca Antinori, Lanciano.

A Lanciano per la realizzazione delle pitture della Cattedrale, sul finire del XVIII secolo, Giacinto Diano dovette realizzare anche opere per committenti privati tra i quali i Maranca Antinori i quali possedettero anche un dipinto pendant di questo, ora in possesso delle Suore dei Sacri Cuori di Gesù e Maria al cui ordine le ultime discendenti della famiglia, donna Marianna e donna Assunta, col fratello Filippo, illustre docente di Diritto Romano all’Università di Bari, legarono l’intero loro patrimonio al fine dell’edificazione di una casa di riposo per anziani.

9.8 Ambito abruzzese, dossale reliquiario, sec. XVII rimaneggiato nel sec. XX, legno intagliato, dipinto e dorato. Proveniente dalla Cattedrale di Lanciano.

Questo singolare dossale d’altare rappresenta un unicum nel patrimonio artistico diocesano, ricco di oltre quattromila pezzi, ma oggetti simili erano un tempo abbastanza diffusi a testimoniare l’importanza della venerazione delle reliquie dei Santi.

Tra le centinaia di frammenti ossei, segnalati col cartiglio recante il nome e talvolta da un’immaginetta, risalta in alto, il capo di Santa Venturina e, poco più in basso, un osso di Santa Cordula.

A Lanciano, oltre al prezioso busto reliquiario già esaminato, il corpo della santa veniva venerato nella chiesa delle Clarisse, ed era legato alla singolare credenza popolare secondo la quale quando una delle monache era prossima alla morte le ossa iniziavano a scricchiolare.

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